dal 14 maggio 2025 al 20 giugno 2026
INAUGURAZIONE giovedì 14 maggio 2026 , ore 18
TAG Art Coffee Breakfast: sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 ore10-12
TAG Art Night: sabato 23 maggio 2026 ore 19-23
Il Segno come Identità: a Torino la collettiva "Esercizi di stile"
La Galleria Roccatre è lieta di presentare "Esercizi di stile", una significativa mostra collettiva che riunisce alcuni dei nomi più influenti della ricerca visiva e segnica del secondo Novecento e contemporanea.
Prendendo spunto dal celebre concetto di variazione e rigore formale, la rassegna esplora le infinite potenzialità del "segno" inteso non solo come gesto grafico, ma come vera e propria unità di misura del pensiero artistico. Come sottolineato dal testo critico di Roberto Galimberti, il percorso espositivo si snoda attraverso un dialogo serrato tra stili e linguaggi differenti: dalla purezza geometrica alla libertà dell'astrazione, fino alla dimensione concettuale e prospettica.
"Le opere esposte mostrano, ciascuna, un continuo movimento del segno," scrive Galimberti, "inciso (De Alexandris) o accennato (Castagno), libero o geometrico (Surbone), prospettico (Paolini) o sovrapposto (Blank)". Questa varietà trasforma la mostra in un’indagine sulla capacità dell'artista di piegare la materia e la superficie a una propria cifra stilistica unica e irripetibile.
Dall'essenzialità di maestri come Lucio Fontana e Bice Lazzari, alle sperimentazioni verbo-visive di Arrigo Lora Totino e alla rigorosa ricerca di Irma Blank, "Esercizi di stile" si configura come un appuntamento fondamentale per comprendere l'evoluzione del linguaggio visivo a Torino e in Italia.
Lo stile dell’esercizio di Roberto Galimberti
Umberto Eco, nell'introduzione a "Esercizi di stile" di Raymond Queneau per Einaudi, scrive: "Ho letto da qualche parte che Queneau ha concepito l'idea degli Exercices ascoltando delle variazioni sinfoniche (...). Ora, come ci insegna Jakobson, la variazione musicale è un fenomeno sintattico che crea attese e pronostici, ricordi e rinvii, producendo fenomeni di senso". L'etimologia delle parole ci aiuta a "entrare" in questa mostra: esercizio deriva da exercěo, che non è soltanto "esercitare" ma è anche "tenere in continuo movimento", "affaticare", "stimolare"; lo stilus, da cui stile, è la "punta", in senso figurato, "lo scrivere" (il tracciare) stesso.
Le opere esposte mostrano, ciascuna, un continuo movimento del segno, inciso (De Alexandris) o accennato (Castagno), libero (Sasso) o geometrico (Surbone), prospettico (Paolini) o sovrapposto (Blank). È nella reiterazione, nel compiacimento senza narcisismo della ripetizione del gesto che nasce la variazione: è nella confidenza che ogni artista ha con un proprio modello, tra attese e possibilità di disattendere il prevedibile, che trova forma l'inevitabile identità cangiante dell'oggetto d'arte. Un piccolo segno libero disequilibra la bilancia di Mondino; la biro blu di Irma Blank si relaziona con l'espirazione e, come un canto visivo, diviene suono (spesso l'artista, in questi anni, riprendeva e diffondeva il suono delle tavole su cui scriveva). L'"insistere" visivo del segno è, insieme, "stare sopra premendo", come l'azione della mano sulla carta, e "fermarsi": sisto, formato dal raddoppiamento dello stesso radicale di "stare", diviene riferimento al luogo del guardare per Giulio Paolini, sia delle figure, sia dell'osservatore di fronte all'opera d'arte. "Per godere di questo esperimento" - scrive ancora Eco - "bisogna sapere che da qualche parte sta la sinfonia nella sua integrità (un repertorio da camera, nel caso di questa mostra, ndr). E tanto meglio se l'abbiamo già udita prima, o altrove".