
Nel 1955, 1957 e 1959, partecipa, nella città natale, a tre edizioni di 'Italia -Francia'. L'opera di Ruggeri, che da subito assume un respiro internazionale, ben presto s'inoltra, pur all'insegna di un linguaggio e di motivi peculiari, nell'informale, collocandosi nel cuore più autentico dell'esperienza italiana.
In seguito Ruggeri assimila le nuove emergenze dell'espressionismo astratto, in cui è agevole individuare l'apertura a riferimenti europei e americani. Del resto, Ruggeri è pittore 'colto', non solo per sensibilità vigile e continuo filtro del dibattito e delle esperienze contemporanee, ma anche per rivisitazione critica, scavo e dialogo, initerrotti fino ad oggi, con la lingua della tradizione pittorica emblematicamente testimoniati dai tanti suoi dipinti che recano, nei titoli, un'esplicito riferimento a Tintoretto, Caravaggio, Rembrandt, MattiaPreti, Goya, Monet.
Una numerosa serie di mostre personali e collettive vede le sue opere esposte, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Svizzera, Belgio, U.S.A., Brasile, Russia, Egitto, Australia, Pechino-Cina, AbuDhabi-EmiratiArabi.
Tra i critici d'arte che si son occupati del suo lavoro: L. Carluccio, F. Arcangeli, L. Pistoni, G. Ballo, C. Volpe, P. Fossati, M. Valsecchi e molti altri.