Fausto Melotti

Fausto Melotti è nato a Rovereto nel 1901. Durante la prima guerra mondiale la famiglia si trasferisce a Firenze, dove Melotti scopre l’arte del Rinascimento.

Si iscrive alla Facoltà di Fisica e Matematica dell’Università di Pisa, corso di studi che proseguirà al politecnico di Milano, laureandosi nel 1924 in Ingegneria elettronica. Rinuncia all’esercizio della professione, preferendo continuare gli studi musicali e incomincia a interessarsi alla scultura frequentando a Torino lo studio dello scultore Pietro Canonica.

Si iscrive all’Accademia di Brera, a Milano, dove diviene allievo di Wildt e amico di Lucio Fontana. Fa parte del primo gruppo di artisti astratti che gravitano intorno alla Galleria del Milione e partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta nello studio di Casorati e Paulucci a Torino. Nel 1935, alla Galleria del Milione, presenta una personale di sculture in gesso e metallo, accolto da una totale indifferenza del pubblico e della critica. Da allora per circa trent’anni il lavoro di Melotti si svolge in completa solitudine. Nel 1936 espone alla Triennale di Milano dodici grandi esemplari della Costante Uomo.

Per vivere e mantenere la famiglia inizia un lavoro di ceramista, con enorme successo. Ma il lavoro creativo non cessa mai. Negli anni di guerra prosegue l’esecuzione dei suoi Teatrini, una serie di esperimenti con la pittura e sempre disegni e sculture. Nel 1941 vive per due anni a Roma e scrive poesie che Giovanni Scheiwiller pubblicherà nel 1944 con il titolo Il triste Minotauro.

Verso la metà degli anni sessanta la critica incomincia a interessarsi di lui: l’esposizione del 1967 alla Galleria Toninelli, a Milano, ripropone il suo nome all’attenzione del pubblico e in particolare dei giovani. Una serie di mostre, anche di grande importanza, in musei e gallerie private, in Italia e all’estero, lo rende presto famoso. Nel 1973 consegue il Premio Rembrandt, giudicato il Nobel delle arti e nel 1977 gli viene attribuito il prestigioso Premio Biancamano. Hanno scritto su di lui i maggiori critici italiani e stranieri. Una esauriente monografia, con uno studio approfondito di Bram Hammacher è stata pubblicata dalla Electa di Milano, mentre, nel 1974, la casa editrice Adelphi pubblica una serie di scritti e poesie intitolata Linee e premiata nel 1975 al Premio Diano Marina. Precedenti raccolte di suoi scritti sono state pubblicate anche da Einaudi.

Nel 1979 un’antologica del suo lavoro è presentata a Milano a Palazzo Reale. Nel 1981 la città di Firenze gli dedica una mostra al Forte di Belvedere. Nel 1983 espone alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e nel 1985 a Venezia alla Galleria dell’Accademia.
Nel 1986 la sua scultura è presentata a Parigi al Centre George Pompidou nell’ambito dell’esposizione “Qu’est-ce que la sculpture moderne?”. Sempre nel 1986 alla Biennale di Venezia, Giovanni Carandente presenta una sala omaggio all’artista, cui sarà assegnato il Leone d’oro alla memoria.

Fausto Melotti si spegne a Milano il 22 giugno 1986.